Aiga. Associazione Italiana Giovani Avvocati

Comunicato stampa 14.5.2015

COMUNICATO STAMPA del 14.5.2015

I risultati dell'indagine dell'Associazione Italiana GiovaniAvvocati su un fenomeno sempre più evidente 
nel panorama forense. Sfuma il sogno di mettersi in proprio: è l'obiettivo diappena il 40% degli intervistati
AIGA SOLLEVA IL CASO COLLABORATORI DI STUDIO: 
AVVOCATI DIPENDENTI MASCHERATI DA LIBERI PROFESSIONISTI
10 ORE DI LAVORO AL GIORNO, L'80% SENZA CONTRATTO
La presidente Nicoletta Giorgi: «Un fenomeno che non possiamo più ignorare:subito le giuste tutele». 
Appello agli organismi di autogoverno dell'avvocatura: «Troppo spessodimenticano il reale stato delle cose»

(Roma, 14/05/2015) Lavorano anche dieci ore al giorno, spessonello stesso studio legale in cui hanno svolto il praticantato, percepiscono uncompenso mensile fisso, non hanno quasi mai rapporti diretti con i clienti. Difatto lavorano come dipendenti dello studio, anche se questo rapporto non èquasi mai regolato da un contratto e, almeno nelle forme, sono liberiprofessionisti. Sono gli avvocati “collaboratori di studio”, ai quali Aiga,Associazione italiana giovani avvocati, ha dedicato un'indagine –intervistandone 448 su tutto il territorio nazionale – che restituisce unafotografia precisa di una categoria sempre più numerosa e sempre meno tutelatadell'universo forense italiano. Il report sarà presentato nel corso del FocusAiga “Il cambiamento nelle professioni legali” in programma domani 15 maggio2015 a Trani.

Sfuma il sogno di mettersi in proprio

L'indagine Aiga vede prima di tutto sfumare il luogo comunesecondo il quale la gran parte dei giovani avvocati aspiri a mettersi inproprio: solo 4 intervistati su 10, infatti, dichiarano di avere l'obiettivo diaprire uno studio, mentre quasi un avvocato su due mira a continuare lungo lastrada della collaborazione, in esclusiva o con un minimo margine di autonomia.

Un rapporto “cripto-dipendente” senza alcun tipo di contratto”

Lo studio messo in piedi dall'Associazione svela un rapporto di“cripto-dipendenza” senza le tutele di alcun contratto. In 4 casi su 5,infatti, il rapporto tra il collaboratore fisso e lo studio per il quale lavoranon è normato da alcun tipo di contratto (79,7% dei casi), un dato che sembraconfliggere con la presenza di una corresponsione di compenso che, sia fissa(49,4%) o variabile (27%) caratterizza oltre il 76% dei rapporti dicollaborazione presi in esami.

«L'indagine messa in piedi da Aiga mostra dati alla mano cheesiste un fenomeno che non è più possibile ignorare: quello di migliaia diavvocati che, pur collaborando stabilmente con un singolo studio legale epercependo un compenso fisso mensile, non possono contare sulle tutele di unlavoro dipendente», sottolinea la presidente dell'Associazione italiana giovaniavvocati Nicoletta Giorgi.

Dieci ore di lavoro al giorno e pochissimi contatti con iclienti

Ma come lavorano oggi i collaboratori di studio? Secondol'indagine, sia i praticanti sia i giovani avvocati lavorano presso lo studiomolto più della media lavorativa di un dipendente subordinato: in genere almeno10 ore giornaliere. Generalmente il collaboratore si occupa di tutte leattività tipiche della professione: la sostituzione in udienza, la redazionedegli atti e l’attività stragiudiziale.

Colpisce il fatto che moltissimi collaboratori abbianodichiarato di non avere visto aumentare la propria autonomia nella gestionedelle pratiche di avere comunque molto raramente, anche dopo anni dicollaborazione, la possibilità di interfacciarsi direttamente con i clientidello studio. Ciò a discapito dell’indipendenza e dell’autonomia dellaprofessione che dovrebbe consentire a un avvocato di gestire la difesa e latutela dei diritti del proprio cliente e non solo di predisporre un atto ad“occhi chiusi” seguendo le mere indicazioni del dominus o del titolare dellostudio.

La presidente Giorgi: intervenire subito per regolamentare ilfenomeno

«Laprofessione forense – conclude la presidente Giorgi – sta cambiando e assumendocaratteristiche, inquadramenti, specificità nuovi e sempre più differenziati: ètempo di offrire una cornice normativa al passo con tali cambiamenti. Perquesto Aiga sottolinea la necessità di intervenire con provvedimenti urgenti erisolutivi, capaci di regolamentare il fenomeno. Esortiamo in primo luogoquegli organismi di autogoverno dell'avvocatura che troppo spesso sembranodimenticare il reale stato delle cose e le necessità di chi lavoraquotidianamente al servizio del cittadino e della giustizia».

 

Luogo:

Organizzatore:

Realizzato con la collaborazione di Aiga

Documentazione allegata

Il presidente

MICHELE VAIRA

iscritto alla Sezione Aiga di Foggia, è stato eletto Presidente nazionale al Congresso di Padova il 25 ottobre 2015.

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