Aiga. Associazione Italiana Giovani Avvocati

In evidenza -

Dal 12/08/2014 al 12/08/2014

il presidente Aiga scrive al Ministro della Giustizia

 Ill.mo Signor

On.le Andrea Orlando

Ministro della Giustizia

Oggetto: lettera aperta sulla riforma della giustizia civile

Onorevole ministro Orlando,

in questo agosto 2014 è decisamente incoraggiante constatare che il suo Ministero sta portando avanti senza sosta il progetto di riforma della Giustizia civile finalmente organico.

Attualmente l’esercizio del diritto costituzionalmente garantito di agire in giudizio per la difesa dei propri interessi è fortemente limitato dal constante andamento negativo delle prestazioni del sistema giustizia e dall’aumentata sfiducia del cittadino.

Oggi la conseguenza più grave è proprio questa: allontanare il cittadino da quelle Istituzioni che sono state create per disciplinarne la vita sociale e così renderlo libero di esprimere interessi, attitudini e perseguire i propri progetti. L’intervento che si rende necessario, pertanto, deve andare a toccare aspetti di natura organizzativa, di governance e di politica di categoria. Insomma non è più tempo per soluzioni di facciata.

Oggi la tutela dei diritti è fortemente ostacolata dall’incertezza dei risultati e dei tempi del processo la priorità è quindi di ridurre, fino ad eliminare, questa incertezza incidendo sui tempi coinvolgendo sì l’avvocatura – come lei sta già facendo - ma anche modificando la struttura del processo civile e imponendo termini perentori ai magistrati.

Lei ha raccolto a piene mani la nostra disponibilità e così dal suo progetto si rileva che l’avvocato: 1. possa conciliare le parti con la negoziazione assistita e decidere come arbitro nelle camere arbitrali degli Ordini; 2. possa in certi casi, con lo strumento della negoziazione, separare i coniugi che siano d’accordo sulle condizioni di separazione, con l’onere di comunicare entro 10 giorni copia autentica e certificata dell’accordo (pena una sanzione pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro); 3. possa raccogliere le dichiarazioni dei testimoni fuori dal processo attestandone l’autenticità; 4. debba anticipare tutte le proprie linee difensive nel proprio atto introduttivo o nella comparsa di risposta; 5. debba anticipare, rispetto alla prima udienza, il deposito degli atti difensivi; 6. debba, in sede di appello, superato il filtro dell’inammissibilità, precisare le modifiche da apportare alla sentenza impugnata; 7. debba, in sede di esecuzione, predisporre quanto è necessario per iscrivere a ruolo, a pena di decadenza, la procedura esecutiva liberando di tale incombente gli ufficiali giudiziari. Infine nel processo civile telematico, oltre che nella negoziazione assistita, si riconosce, altresì, all’Avvocatura il potere di autentica e quindi il ruolo di pubblico ufficiale.

Insomma quello che Lei ci chiede è di essere anche un po’ giudici e un po’ ufficiali giudiziari, assumendo attività fino ad oggi dell’uno e dell’altro, e in questo Le riconosco di aver finalmente rivelato pubblicamente che entrambe le componenti sono da tempo insufficienti (non sempre per causa loro) a garantire una ragionevole durata del processo, negando così la giustizia stessa. Ma Lei fa di più. Affidando questo ruolo all’Avvocatura riconosce che questo abnorme allungamento dei tempi della giustizia non dipende dagli avvocati. pagina 2 di 3

Allora perché non togliere anche l’ultimo alibi all’incertezza sull’esito e sulla durata del processo civile ridefinendone la struttura?

Un passo verso questa direzione sembra essere stato fatto anticipando il deposito di tutti gli scritti difensivi e prevedendo tra le righe la cancellazione dell’udienza in cui si insiste per accoglimento delle prove già chieste in atti, udienza spesso inutile dato che il giudice solitamente si riserva di decidere. Tuttavia questo ancora non basta: infatti se anche tutta l’attività difensiva scritta venisse svolta nei primi 8 mesi e ipotizzassimo, altresì, che l’assunzione dei testi avvenisse con le dichiarazioni raccolte dagli avvocati, se poi il giudice fissa l’udienza di precisazione delle conclusioni da lì a tre anni cosa avremmo risolto?

Constatata un’altra verità, ossia che oggi l’oralità del processo civile di cui all’art. 180 c.p.c. è solo residuale, in quanto tutto viene svolto per il tramite delle memorie scritte, perché non eliminare anche l’udienza di precisazione delle conclusioni e, “liberato” il magistrato da gran parte dell’attività di udienza, pretendere che si pronunci in tempi ragionevoli? Perché non parlare di termini perentori anche per i magistrati?

Noi avvocati potremmo anche essere ben disposti ad anticipare il deposito di tutte le memorie endoprocessuali ma per favore venga determinato un termine certo per la pronuncia della sentenza, termine che oggi il magistrato decide autonomamente calendarizzando, appunto, negli anni le udienze di precisazione delle conclusioni.

Non vedo quali argomentazioni potrebbero essere opposte a tale previsione visto che con l’eliminazione in via generale (salve le eccezioni da definire) di ben due udienze, con un’attività istruttoria demandata all’avvocato, con il supporto del nuovo ufficio del processo, con il PCT , il magistrato avrà la piena gestione del proprio tempo!

Maggiore certezza sugli esiti del processo si dovrebbe ricercare, invece, con una specializzazione di tutti i magistrati e non solo di specifici tribunali o sezioni, rivedendo il limite decennale di assegnazione al medesimo ufficio oggi inteso come causa di incompatibilità ambientale. Tale disposizione fondata su una presunzione assoluta cui non è possibile opporre alcuna prova contraria, risponde a logiche burocratiche tese ad una deresponsabilizzazione del sistema, quasi che prassi scorrette o atteggiamenti riprovevoli (per non parlare delle cadute d’impegno) non possano verificarsi prima del decennio o siano, sino ad allora, tollerabili. Non si può, infatti, nascondere la circostanza che mutando funzione il magistrato incorra in un rallentamento decisionale, anche indipendentemente dalla propria duttilità, che potrebbe essere causato verosimilmente dall’entrata in vigore di nuove leggi che hanno di fatto stravolto il sistema processuale. La specializzazione del Giudice unitamente al criterio di maggiore stabilità nell’esercitare quella funzione, nella materia scelta, dovrebbe comportare anche un irrobustimento del profilo sanzionatorio nella gestione del processo.

Le ragioni della specializzazione del magistrato si reggono sulla centralità del valore dell’efficienza, con il superamento di un modello arcaico del giudice onnisciente, archiviando il principio posto dall’art. 107 Cost. che afferma come tutti i magistrati sono in grado di svolgere qualsiasi funzione.

Questa riforma, in più aspetti, mostra tratti di pragmaticità e lo si percepisce anche nella nuova disciplina del processo esecutivo nel quale al creditore viene finalmente consentite con modalità telematiche la ricerca dei beni del debitore. Oggi, però, è doveroso ricordare che gli ufficiali giudiziari non hanno neppure la PEC per spedire una semplice notifica o ricevere istanze relative alla procedura esecutiva. Sono molti i passi da fare in preparazione alla prospettata riforma e forse anche per questo si dovrebbe iniziare implementando anche quanto già esiste: perché quindi non mutuare le aste telematiche per la vendita dei beni pagina 3 di3 immobili come già succede con successo (+40%) per la dismissione dei beni della PA ed eliminare poco a poco questa diversa condizione tra creditore pubblico e creditore privato?

 

immobili come già succede con successo (+40%) per la dismissione dei beni della PA ed eliminare poco a poco questa diversa condizione tra creditore pubblico e creditore privato?

Le aspettative sono molte come i settori in cui intervenire. L’attuale proposta di riforma della Giustizia arriva dopo circa 17 interventi che negli anni hanno cercato di modificare l’andamento del sistema, senza però alcuna visione di insieme.

Ecco è stata proprio la miopia legislativa, l’adozione di un cono visivo molto ristretto dei precedenti riformatori attenti a proporre soluzioni spot senza comprendere che era sempre più necessaria una riforma amplia e globale. Questa riforma potrà avere qualche chance di fare la differenza se perseguirà senza esitazione anche la trasformazione della magistratura onoraria e del personale amministrativo nonché la introduzione dell’Ufficio del processo. Quest’ultimo se correttamente gestito con esatta individuazione dei soggetti che lo costituiscono, dai tirocinanti al personale in supporto permanente dei giudici, potrà costituire un valido contributo al ricambio generazionale, necessario all’interno dei tribunali, e alla creazione di un percorso di condivisione di esperienze che implementerà la professionalità del magistrato e del tirocinante avvocato.

La questione del personale amministrativo della giustizia è, altresì, un aspetto che incide, unitamente a quello dello smaltimento dell’arretrato e della gestione del processo, sulla produttività dei nostri tribunali e sulla qualità del servizio fornito. La revisione dell’organico del personale amministrativo, al fine di non farlo coincidere nuovamente con l’ennesima soluzione transitoria (vedi i 3800 tirocinanti della giustizia ex legge 228/2012, oggi precari che rivendicano di essere “stabilizzati”), va rivisto anche alla luce delle riforme del sistema giudiziario, attuate e in programma: la nuova geografia giudiziaria, il PCT, la riforma della magistratura onoraria, la riforma dell’accesso alle professioni legali e del percorso universitario di giurisprudenza.

In questo contesto di grandi cambiamenti perché non considerare, altresì, l’introduzione di una gestione manageriale del tribunale? Fino ad oggi purtroppo la dirigenza è stata concepita come meta di una carriera dominata dal predominio dell’anzianità, in cui l’obiettivo principale è la garanzia dell’indipendenza dei magistrati mentre dovrebbe essere intesa come un servizio, una funzione che per fornire risultati richiede speciali attitudini.

Una cosa è chiara: il processo civile deve cambiare e con esso le professionalità che vi operano e ciò in un’ottica di condivisione di una cultura comune, di rispetto del lavoro e del contributo di ciascuno. In questo la politica dovrà avere il coraggio di abbandonare giochi di ruolo e guardare al bene del cittadino.

La Giovane Avvocatura è pronta a dare il suo contributo.

Roma, 11 agosto 2014

Il Presidente

Luogo:

Organizzatore:

Realizzato con la collaborazione di Aiga

Documentazione allegata

Lettera aperta al Ministro Orlando.pdf

Photogallery

Il presidente

MICHELE VAIRA

iscritto alla Sezione Aiga di Foggia, è stato eletto Presidente nazionale al Congresso di Padova il 25 ottobre 2015.

Scrivi al presidenteScrivi al presidente icona

In EvidenzaIn evidenza

In Evidenza

Archivio »

Convenzione AIGA - ASSITECA Principe PCT Compensi professionali forensi

AIGA - via Tacito 50 - 00193 ROMA Tel: 06.6832427 - Fax: 06.97252204 - mail: info@aiga.it
Partita IVA: 97213330588 - Tutti i Diritti Riservati

Web design by e-project